Non ho dovuto aspettare tanto per il responso. Ha fatto capolino già ieri mattina nella posta in arrivo. Ho aperto il messaggio con la stessa attesa di quando ci si deve togliere un cerotto. Ma alla fine è stato veloce e indolore. Una sola parola: bene.
Ebbene sì... è andata, è piaciuta, sono promossa. Sono talmente emozionata, che mi sembra quasi di parlare di un'altra persona. Il mio primo contratto editoriale. Chi l'avrebbe mai detto? Non è ancora firmato, in realtà, e al momento poco importa se non si tratta nè di narrativa, nè di russo. L'unica cosa che importa è partire in qualche modo, fare un'esperienza valida, non tanto per il successo editoriale dell'opera, ma per capire se sono tagliata per una mole di lavoro come questo. Un lavoro impegnativo che comporta concentrazione, organizzazione, costanza... qualità che spesso mi fanno difetto.
E quello che sembra il punto di arrivo si trasforma di nuovo in punto di partenza. Con mille interrogativi: sono davvero pronta per un'esperienza del genere? Ce la farò in tempi così stretti? Riuscirò a mantenere la stessa qualità della prova per 300 cartelle? Reggerò il ritmo di 8-10 cartelle al giorno per due mesi? O mi ridurrò a una pazza dislessica? Ai futuri post l'ardua sentenza.
Tra il dire e il fare (la traduttrice) c'è di mezzo il mare.
Un mare in cui buttarsi sperando di non affogare.
Tra il dire e il fare c'è il provare.
Sperando che i tentativi non siano troppo maldestri.
A volte, in questo oceano di parole, qualcuno legge fra le righe dei nostri messages in a bottle e ci offre un angolino nella zattera. Poi bisogna fare del proprio meglio per non scivolare giù.
Incrocio le dita e spedisco questa prova di traduzione arrivata per blogger-vie un po' traverse ma non troppo. Grazie ELLE :-) spero di non buttare al vento l'occasione!
Sono talmente indietro con tutto, che mi trovo stamattina a buttare via montagne di carta che confezionava i regali di Natale che, di conseguenza, solo ora stanno trovando una collocazione definita che non sia il letto per gli ospiti.
E sono talmente indietro con tutto da approfittare di questa attività anche per fare i buoni propositi per l'anno nuovo. Si dà il caso, infatti, che i regali fatti e ricevuti siano stati quanto mai propiziatori per l'anno in corso, essendo ogni dono investito di uno o più messaggi occulti per il ricevente.
Per capirci... il Consorte ha trovato sotto l'albero:
- una valigetta porta-attrezzi contenente arnesi da tempo agognati, quali il set di chiavi a brugola e l'avvitatore a batteria ultraleggero (nella casa nuova non potrai più esimerti dall'appendere quadri, foto, lampade, orologi e quant'altro con la scusa che non hai gli attrezzi e tanto siamo provvisori)
- un paio di scarpe da calcetto (datti al calcio giocato prima che la panza ti faccia scambiare per la palla)
- un buono prepagato per un week-end fuoriporta (se vuoi la macchina nuova, comincia a portarci un po' in giro e poi ne riparliamo)
Per la sottoscritta invece:
- una tuta sportiva (c'hai poco da ridere tu, neppure tu scherzi quanto a rotondità, e adesso non hai più la scusa che stai allattando)
- un completo intimo di una taglia in meno (il regalo si commenta da sè, la taglia in meno è per obbligarti ad utilizzare anche il primo regalo)
Il Bubu invece ha ricevuto la sua prima maglietta del Milan... ma per il momento è esentato dal raggiungere l'obiettivo intrinseco del regalo :-)
Sarà difficile questo 2008. Sarà un anno di decisioni e cambiamenti.
C'è da definire la questione lavoro. Mancano due mesi abbondanti alla fine della maternità, ma devo decidere ora. Mi è stato chiesto cosa voglio fare. Mi è stato chiesto di decidere, possibilmente in fretta, perché l'azienda deve programmare.
La prima immagine del nuovo anno è il sorriso contagioso di mio figlio.
Mio figlio.
Il più bel regalo dell'anno passato. Il mio diamante per sempre.
E ogni desiderio per il 2008 è decisamente superfluo!