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If recollecting were forgetting,
Then I remember not, And if forgetting, recollecting, How near I had forgot, And if to miss, were merry, And to mourn, were gay, How very blithe the fingers That gathered this, today ~ @ ~ |
Se rammentare fosse dimenticare, |
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It did not surprise me - |
Non mi sorprese - |
Il primo giorno di primavera mi coglie desiderosa di rinascita. Mi sento come se fosse oggi il primo giorno dell'anno. Nulla è ancora dimenticato, ma sento più che mai che bisogna andare oltre e correre verso il futuro, aggrapparsi ad esso come ad un treno in corsa.
Ora che ho a disposizione ben otto giorni di riposo, mi sento persa, priva dei miei riferimenti quotidiani... Aspetto un segno, un barlume di luce che mi indichi che direzione prendere, da dove iniziare o meglio da dove riprendere le redini della mia vita, ora che i programmi sono stati nuovamente stravolti.
Ed ecco che trovo un segno inequivocabilmente positivo nella mailbox: un bel testo da tradurre di 60 cartelle. Comincio a prendere coscienza del fatto che piano piano il mio seminare sta facendo germogliare qualcosa di buono. Prendo al volo questo occasione, senza fare la schizzinosa per la tariffa offerta. Non è questo che conta ora. Ho bisogno di evadere, ora.
Sarà l'occasione per fare quel viaggio consolatorio che ora dobbiamo posticipare. Già, perchè questa traduzione mi porterà in un Paese che conosco pochissimo, farò una tappa nella sua capitale e poi proseguirò alla scoperta dei dintorni. Non potevo proprio sperare di più, oggi.
Qualcuno dovrebbe inventare il pulsante per riavvolgere e cancellare i pensieri... ora darei qualsiasi cosa per averlo.
Ma alla fine non so se lo userei.
In fondo credo sia importante fare tesoro delle esperienze, per quanto dolorose esse siano. Questa parentesi mi ha fatto capire, tra le altre cose, che devo fare la mia strada, guardando avanti e seguendo le esigenze della mia persona e della mia famiglia. Finalmente sono riuscita a non farmi distruggere dal senso del dovere, che spesso mi ha indotta a pensare di non fare abbastanza. Finalmente mi sono liberata da inutili sensi di colpa. Serviva forse una scossa per riuscire a mettere un freno all'ingerenza del lavoro nelle nostre vite private. E' stato un brutto colpo, ma almeno ora qualcosa cambierà.
Come mi diceva il medico ieri, non sappiamo perchè certe cose succedono, ma è la natura che decide la cosa migliore, non ci rimane che considerare tutto questo come una sorta di prova generale, sotto tutti i punti di vista. In attesa di una prossima volta più fortunata...
Così com'era arrivata la cicogna è volata via, portando via con sè i nostri sogni, le nostre aspettative... lasciandoci soli con le nostre domande... Sono passate solo poche ore ma già non ho più lacrime, solo una anestetica sensazione di vuoto, in attesa del definitivo addio di domani.
Sto qui, in questa rete come un vagabondo senza meta per le strade di una città ignota, alla ricerca del coraggio di staccare gli occhi dallo schermo e guardare in faccia la realtà.
A scoppio ritardato consideravo solo ieri che l'otto marzo, a parte il pensiero del mio consorte, ho ricevuto solo un messaggio di augurio da donna a donna. L'autrice è la mia storica amica russa dei tempi del primo viaggio a San Pietroburgo. La cosa mi ha fatto pensare... forse noi donne del XXI secolo non abbiamo più bisogno di questa ricorrenza? O forse ci dà semplicemente fastidio l'essere ancora una volta mercificate come oggetti, sotto forma di innocue mimose o di striptease maschili? Che fare... ognuna fa le proprie lotte come crede.
Io preferisco cullare i miei pensieri pseudo femministi rifugiandomi tra le pagine di uno dei più bei romanzi storici che mi sia capitato di leggere, dedicato alla prima, seppur inconsapevole, femminista della storia.
Il tempo vola, è già iniziato il mese di marzo e mi trovo catapultata direttamente dall'inventario di fine anno alle pulizie di primavera. La sensazione è di essere appena uscita da un limbo, un luogo dove il tempo rimane sospeso...
Il mese di dicembre è volato via faticosamente, con le solite incombenze di ogni anno: il lavoro 7 giorni su 7 per le feste, poi le chiusure, i bilanci, gli inventari. Passano i giorni e mi accorgo che è già il 10 gennaio. Riordino la scrivania, cestino il cestinabile del 2005, azzero i contatori e riparto con il solito lavoro. Sorvolo sul fatto di non aver stilato nessun inventario personale, nessun buon proposito per l'anno nuovo, ma non c'è tempo. I conti ed il lavoro di tre persone incombono ormai solo sulle mie spalle. Stringo i denti e vado avanti, di lavoro in ufficio non è mai morto nessuno. Febbraio: arrivano anche le prime traduzioni dell'anno e temo di scoppiare se non riuscirò a far diventare di 48 ore la mia giornata. Vado avanti... interrogandomi ad ogni click della calcolatrice se è questa la vita che voglio, se sarà ancora così anche tra dieci anni... cancelliamo e andiamo avanti.
Non so perchè ma dentro di te sento una gran forza, mai provata prima. Sono stanca, ma nonostante tutto felice. Non capisco questa incongruenza, ma sento di continuo il sorriso scoppiarmi negli occhi. Lo vedono anche gli altri. Mi sento come animata da una nuova vita.
E una nuova vita c'è. Dentro di me.